Lo abbiamo analizzato insieme, come ambiente Asti, questo bilancio che vorrebbe disegnare lo sviluppo della città e dei suoi dintorni da qui al 2020. Abbiamo passato in rassegna schede, piano delle alienazioni e delle valorizzazioni, degli investimenti ed opere pubbliche, confrontato cifre…

E ci siamo fatti l’opinione che, al di là dello sforzo di far quadrare i conti attingendo da casse sempre meno pingui, non si tratteggi una vera politica di futuro, non si delinei una strategia visionaria, di consolidamento economico, ma anche di progettazione e proiezione a fronte di un bisogno ormai irrimandabile di ripresa a tutto campo: per dare occupazione, attrarre imprenditoria, definire finalmente la vocazione di un territorio che è cerniera tra turismo e viticoltura di qualità, perno nei collegamenti soprattutto merci tra il retro porto di Genova e l’Europa del nord, punto di attrazione per le risorse naturalistiche, artistiche, architettoniche.
E non offre neppure garanzie di una “copertura” perlomeno efficace delle esigenze impellenti della parte più debole della comunità se è vero, come evidenziano le carte, che al settore delle politiche sociali vengono sfilati di botto ben 4 milioni di euro rispetto al passato. Il 30 per cento in meno. Curioso, considerata la vivacità e creatività che ha caratterizzato in questo primo anno di gestione l’amministrazione (nel Dup si parla tra l’altro, di “serenità contagiosa” a proposito delle proposte per una migliore qualità della vita); quasi una dicotomia: si inventano mille strade per allargare le maglie della solidarietà, dell’assistenza, del sostegno e allo stesso tempo si stringono i cordoni della borsa procedendo alla ripartizione del disponibile secondo il vecchio criterio dell’ “un pò a tutti”, sacrificando obiettivi di più larga portata come il progetto di vita indipendente.
Ma è anche, questo bilancio, assai parsimonioso sul fronte delle manutenzioni (scheda 871/2018 rifacimento pavimentazioni in area urbana, zero euro quest’anno, 100 mila l’anno venturo con entrate patrimoniali), assente sulle emergenze naturali (scheda 833 e 833 bis, zero euro quest’anno, 100 mila per il 2019, per la serie “noi speriamo che ce la caviamo). E poi: povero su quello delle opere: 350 mila euro (schede 946 e 947) per il 2018 finanziati con trasferimenti per il lotto 2 della rete fognaria (ma non si spiega dove e per quanta lunghezza); 547.721 3uro (scheda 873) con contributo statale per riqualificare viale Pilone (pista ciclabile tra piazza San Pietro e corso Alessandria con nuove piantumazioni e arredo urbano; non sarebbe più opportuno definire meglio la pista stessa e non pasticciare ulteriormente quello sfortunato tratto con dispendio di soldi e sforzi?).
Ancora: scheda 872/2018, video sorveglianza urbana, controllo accessi città con 579.872 euro per quest’anno con contributo statale: ma che non controlleranno quelle zone in cui si formano pericolose discariche abusive (ci devono allarmare gli incendi dolosi che dilagano di questi tempi in Lombardia, a dimostrazione dell’impennata di interesse della malavita organizzata in questo segmento). Scheda 865, consolidamento strutturale e camminamento sul ponte Ogerio Alfieri e Cavalcaferrovia di corso Savona: zero euro quest’anno, 200 mila il prossimo con fondi statali: ergo, nessun rifacimento manti stradali, ma neppure il tanto auspicato consolidamento che dovrebbe essere prioritario per la sicurezza dei cittadini.
Ma questo bilancio è pressoché misero in campo ambientale, sia nel contrasto all’inquinamento da smog, sia nella gestione dei rifiuti, nella riqualificazione delle aree verdi. È avarissimo con le frazioni (eccetto forse una, Castiglione, cui concede una piazza…): scheda 810/2018, riqualificazione strade extraurbane, asfaltature e parcheggi, regimazione acque meteoriche e segnaletica: zero euro adesso, 240 mila nel 2019 da entrate patrimoniali. Forse.
Così come confuso e contraddittorio appare lo strumento nel delineare le mosse per quanto riguarda cultura e tempo libero (si prevede una sala musica per i giovani che già aveva realizzato Passarino peraltro anni addietro, poi smantellata dalla successiva giunta Galvagno: una scelta che condividiamo, anche se riteniamo debba rappresentare una integrazione rispetto alle attività esistenti, come Fuori Lugo, Diavolo Rosso). O per la cosiddetta Porta del Monferrato; 90 mila euro per il 2018 e ben 680 mila per il 2019, finanziamento Por Fes Regione/Europae mutuo a Cassa deposito e prestiti (tra l’altro, si determina la spesa, ma varrebbe la pena entrare nel merito del progetto; davvero siamo convinti che la sola installazione di un ristorante stellato in quelle stanze auliche rivitalizzi come d’incanto il turismo culturale? Tra l’altro: come verrà impiegato l’introito della tassa di soggiorno? Ho letto dell’impegno forte dell’amministrazione per trasformare il Palio nell’evento degli eventi: si comincia spostandone la data, poi si proseguirà col miglioramento della visibilità in piazza Alfieri: che significa: abbatteremo i platani?) Anche se poi, a leggere bene, la scheda di tutto ciò, la 169/2018 prevede però efficientemente energetico di Palazzo civico in piazza San Secondo; qual è dunque il nesso?
O, scheda 165, quella parte di bilancio che non stanzia nemmeno un centesimo quest’anno per interventi di somma urgenza presso edifici pubblici comunali per guai imprevisti e 50 mila soltanto per il 2019 ( se non altro da oneri di urbanizzazione). O, ancora, scheda 103, per bonifiche da amianto (350 mila euro l’anno prossimo eventualmente).
Un tenore di lettura un po’ deprimente che s’allunga pagina dopo pagina, tabella dopo tabella. Che non proietta in una dimensione di sogno, magari azzardata, come dovrebbe un libro che usa i numeri per immaginare un futuro più bello, libero, pulito, accogliente. Per tutti.
Il nostro gruppo ha ritenuto, nel passare in rassegna le diverse schede, di proporre almeno qualche aggiustamento al complesso schema dei conti. Inseguendo più equità, coerenza, liberando risorse da un settore per ridistribuirle altrove. Ad esempio, “alleggerendo” il portafoglio che fa capo al gabinetto del sindaco, a fronte invece di un aumento rispetto al passato da 567 a 634 mila euro. Che se ne farà mai di tanto denaro? Non sarà più opportuno, più equo, più solidale, trasferire almeno 50 mila euro alla disabilità maltrattata? 30 mila magari a favore degli anziani, altri 120 mila per aiutare più sostanziosamente le famiglie bisognose? Ancora: 100 mila euro per interventi di diritto all’abitare? Altri ancora per il rafforzamento della rete dei servizi sociosanitari? O per il diritto allo studi e l’istruzione universitaria?
Contenendo, per contro, l’afflusso di liquido per incarichi e consulenze: 150 mila euro per il 2018 e 50 mila per il 2019 da oneri di urbanizzazione, secondo la scheda 837, pare per il suolo extra urbano (riferiti a quali figure professionali che non sia ritrovare già in seno all’amministrazione stessa?).
Contando e ricontando, risulta che gli 11,270 milioni di investimenti sono finanziati per 2,190 milioni da entrate patrimoniali, ovvero opere che difficilmente il Comune riuscirà a fare poiché non sarà semplice vendere vecchi edifici abbandonati delle frazioni, la tripperia di viale Pilone, gli alloggi degradati, i terreni, così come emerge dall’allegato piano delle alienazioni. Va detto che, sempre, puntualmente ogni anno si ripete la sceneggiata degli immobili che finiscono in aste disertate.
La fetta più importante di spesa è rappresentata dai finanziamenti dello Stato, vuoi per l’efficienza mento energetico, vuoi per l’adeguamento delle scuole, e anche della Regione. Occorre capire, realmente, se e quando arriveranno questi contributi. E poi si tratterà di verificarne la destinazione effettiva.
La vera capacità di finanziamento sarebbe da ricercarsi nel capitolo oneri di urbanizzazione: ma siamo ridotti davvero a poca cosa, sfogliando il bilancio: 727 mila euro. E sono stati dal bilancio destinati al saldo di accordi bonari (ma quali e quante liti ha in corso il Comune?), oltre che incarichi professionali di cui s’è già detto, espropri e arredo vario.
Ma ci sono questioni che i revisori stessi sottolineano necessitino di una attenzione tutta speciale: sono frutto di eredità, è vero, ma necessitano di attenzione tutta particolare. C’è la partita del teleriscaldamento, mai chiusa davvero come invece i cittadini potrebbero aver pensato dopo le parole del sindaco all’indomani dell’elezione. E c’è, apertissima, la vicenda del contenzioso con Aec. Gli stessi revisori invitano l’amministrazione a farsi parte diligente nella risoluzione definitiva di tutti gli aspetti giuridici ed economici.
(Il canone di 494.602 euro l’anno, peraltro finanziato da oneri di urbanizzazione, meriterebbe una discussione a parte per arrivare all’annullamento del contratto anche a fronte della deliberazione della Corte dei Conti dubbiosa rispetto alla corretta architettura dell’operazione societaria.
Quanto all’Asp, siamo ad una svolta, ci pare. I contratti di servizio sono scaduti dal 2016, sono state da poco fatte nuove nomine ai vertici, sono state avviate verifiche, commissionati studi che mirano a un ridisegno, evidentemente. Speriamo che ciò avvenga nell’ottica di una discussione pubblica, partecipata, di condivisione con la città considerato che si tratta di una azienda di cui il pubblico per fortuna detiene ancora il controllo. Una azienda che gestisce servizi strategici, dall’acqua ai rifiuti, ai trasporti… quelli che noi consideriamo Beni Comuni.
Ma, veniamo alla parte più triste e critica del bilancio 2018: il rialzo delle tariffe. Proprio non possiamo comprendere perché un’azienda come ASP che ha chiuso con utili di tutto riguardo (quasi 1ML di €) debba richiedere altri soldi al Comune che a sua volta chiede 300.000 € ai cittadini con il rialzo della TARI e diminuisce contestualmente il servizio eliminando la raccolta porta/porta in diversi quartieri per risparmiare. Date una risposta a questa domanda! Non può essere una giustificazione il nuovo contratto di lavoro: quello – vecchio o nuovo – c’è sempre stato.
Le domande però sono davvero tante rispetto alle partecipate ASP e AEC, mentre ai consiglieri arrivano davvero poche informazioni, specie in fase di approvazione di bilancio.
Andiamo per ordine:
1)
La giunta, con delibera n. 538 del 21.12.2017, ha deliberato la realizzazione del progetto denominato “Analisi e valutazione governance e sistema affidamenti in essere e in fieri relativi alla società ASP spa e supporto decisionale interdisciplinare per decisioni correlate con la disposizioni ex art 147 quater del tuel e ex d.lgs 175/2016 relativamente al gruppo amministrazione pubblica del Comune di Asti”, individuando quale direttore del progetto nonché coordinatore scientifico il professore Leonardo Falduto del Dipartimento di Giurisprudenza e Scienze Politiche, Economiche e Sociali.
2)
La giunta, con delibera n. 66 del 20.02.2018, ha dato mandato al Sindaco , avvalendosi della collaborazione dell’Università Piemonte Orientale, DIGSPES (Dipartimento Giurisprudenza Scienze politiche, Economiche e Sociali) per definire una nuova bozza di Nuovo Statuto e nuovi Patti Parasociali che regolino i rapporti tra comune e ASP, intravvedendo in quelli attuali, così come modificati con le clausole inserite dalla giunta Brignolo, “un’inammissibile e insostenibile apparente locupletazione (illegittimo arricchimento) per il socio privato, con possibili profili di danno erariale o di elevata impossibilità a ricollocare la quota di c.s. ad altro Socio Privato”
DGM n. 66 : sui vigenti “accordi di joint venture ” 2015-2020 occorre svolgere un’attenta verifica critica al fine di valutare la legittimità/invalidi tà di alcune clausole che parrebbero contrastanti con la natura della società (società mista a controllo pubblico), che sostanziano una deviazione rispetto alle condizioni previste nel bando sulla base del quale la gara è stata aggiudicata e che determinano rischio di vario tipo in capo al Comune; quali, ad es.: la clausola 7.3, che consente ad A.S.P. di “incaricare dell’esecuzione dei lavori e/o dei servizi imprese che siano socie di ASP ovvero da
queste partecipate ovvero i soci di NOS” (posto che ale previsione – al pari di quelle contenute negli accordi che hanno comportato, in buona sostanza, la sostituzione di soggetti terzi al soggetto aggiudicatario della gara – non parrebbe in linea con le disposizioni imperative, nazionali e omunitarie che disciplinano la materia degli appalti e contratti); la clausola 8 (“criteri e modalità di liquidazione del socio privato alla cessazione della gestione”) e il connesso Allegato G che introducono condizioni di applicazione e un criterio di valorizzazione della partecipazione di NOS
completamente diversi da quello inizialmente stabilito in sede di gara oltreché contrastante con i criteri previsti dalla legge (artt. 2437 e ss. c.c., in tema di recesso, e artt. 2473 bis c.c., in tema di esclusione), determinando un’inammissibile e insostenibile apparente locupletazione per il socio
privato, con possibili profili di danno erariale o di elevata impossibilità a ricollocare la quota di c.s. ad altro Socio Privato;
Quali saranno gli intendimenti del Sindaco? Quale indirizzo ha dato il C.C. su tali problematiche ? perché il C.C. non è stato interpellato in merito?
Il C.C. con atto n. n. 40 del 28/09/2017 ha deliberato la ricognizione delle partecipate e deciso di alienare, tra le altre, anche AEC. Demandando alla Giunta la definizione delle condizioni di alienazione al fine dell’adeguata valorizzazione delle stesse, ogni adempimento necessario , nonché di riferire al consiglio comunale.
Un particolare interessante: Le attività di AEC, ovvero TLR e illuminazione pubblica, sono quelle che hanno dato motivo di proroga al 2028 del socio privato in ASP, socio la cui permanenza scade per contratto al 2019. Ma se si scioglie la società che gran pasticcio potrà succedere ?? che ne sarà dei contratti in corso? Il Comune ha preso in considerazione tutte le conseguenze? Perchè il CC. Non viene adeguatamente informato ??
La delibera 40 infatti è ormai oggetto di ricorso al TAR da parte di AEC, ASP, e NOS (Nord Ovest Servizi). Sono state impugnate anche le delibere e determine dirigenziali sull’illuminazione pubblica, considerato il fatto che AEC è il subconcessionario di ASP nella gestione del contratto di servizio di illuminazione pubblica. Il Sindaco ha pensato appunto di liquidare velocemente la grana con una lettera che dice “Vicenda TLR chiusa” e una delibera per la liquidazione di AEC (del CC. n. 40). Risultato: sono fioccati i ricorsi e il comune ha dovuto costituirsi in giudizio.
Possiamo ben dire che se l’Amministrazione Brignolo ha fatto scelte discutibili sia sul TLR che sull’appalto dell’illuminazione pubblica, questa amministrazione non ha certo brillato nella ricerca delle soluzioni. Il Collegio di revisione invita l’amministrazione a “Farsi parte diligente nella risoluzione di tutti gli aspetti giuridici ed economici derivanti dalla scelta di abbandonare il TLR.”
Il Collegio di revisione rileva inoltre come NOS sul suo ricorso evidenzia in maniera esplicita i danni che deriverebbero dalla delibera C.C. 40/2017 e dalla mancata realizzazione del TLR.
Visto che una lettera non basta, la domanda è: Come pensa l’amministrazione di risolvere l’intricata vicenda ? Perchè il Sindaco non ritiene di dover convocare il C.C. Su questa partita visto che si tratta di indirizzi di competenza del Consiglio ? Quale sarà la via di uscita ? il comune dovrà pagare i danni ad AEC?
Intanto:
• le quote di ASP all’interno di AEC non sono ancora state vendute nonostante gli impegni presi dai soci privati di alleggerire ASP dal 38% al 10% con la vendita del 28% a IREN e Asta.
• I soldi dovuti da AEC al Comune non sono stati pagati;
• sono stati conferiti con DGM 538/2017 incarichi di studio per l’analisi di tutti i contratti ASP all’università di Piemonte orientale , spesa di 20.000 €
• con DGM 66/2018 si autorizza il sindaco ad avvalersi della consulenza dell’università P.O. Per i nuovi patti parasociali e nuovo statuto ASP. Costo ???
• con delibera 1/2018 il comune si costituisce in giudizio avvalendosi di avvocati esterni. Costo??
Forse sarebbe stato meglio fare come hanno consigliato i revisori: “ la vicenda del TLR non può essere unilateralmente ritenersi conclusa avendo il comune assunto delle obbligazioni che potranno venir meno solo con il consenso delle altre particoinvolte”.
A fronte di tutti questi costi non quantificati e tuttavia certi, sicuramente inseriti in pieghe di questo bilancio mal scritto e di difficile lettura, l’amministrazione chiede 300.000 € ai cittadini. GRAZIE ! Si tratta davvero di un bel regalino.
Senza contare la scelta di regresso ed involuzione in campo ambientale che sta operando smantellando il servizio di raccolta porta/aporta. Per passare al cassonetto stradale …. come circa 20 anni or sono.
- Allora: abbiamo cominciato questa discussione senza l’assessore e con una lettera contabile che lascia molte perplessità per mancanza di visione complessiva. Ma quel che più umilia è l’assoluta indisponibilità al dialogo, al confronto… il decisionismo sperimentato e propagandato con veemenza a livello nazionale non ha portato risultati positivi a nessuno, allontana sempre più gente dalla politica e fa di ogni erba un fascio. Qui ci troviamo addirittura a ragionare sul nulla: cifre, ipotesi, proposte a rischio di svanire dinanzi al profluvio di cifre, dati, proposte che conterrà la relazione commissionata all’Università. E, dunque, era così sbagliato aspettare qualche giorno ancora e ragionare coi piedi per terra? S’affaccia e s’impone un nuovo modo di governare la città, quasi in senso privatistico, un po’ Alla Marchese del Grillo, io sono io e voi… Ben altra prospettiva annunciavano i consigli aperti, il primo addirittura in piazza….
